L’Editoriale di Simone Bruno
Nel momento in cui scrivo i media riportano con insistenza due notizie divisive: il caso del gioielliere torinese, condannato a 14 anni di carcere (in III grado di giudizio) per aver freddato due dei tre rapinatori che nel 2021 svaligiarono il suo negozio; e la pubblicazione di un video inquietante sul profilo social di un politico emergente, realizzato con l’AI e ambientato nell’Antica Roma, la cui trama porta a incitare aggressività e violenza. L’opinione pubblica si sta schierando in modo selvaggio e scomposto su fronti polarizzati e inconciliabili,
disattivando il livello base del pensiero critico. Sembra che nulla, oggi, possa essere discusso o affrontato in modo civile e costruttivo. O è nero o è bianco, le sfumature non sono ammesse, anzi sono viste con estremo sospetto. E ogni posizione assunta in un qualsivoglia scambio comunicativo non diviene altro che funzione strumentale agli interessi di chi cerca il consenso. Il sistema socioculturale in cui siamo immersi spinge, infatti, senza che se ne avverta la sottile dimensione manipolatoria, perché ogni utente si collochi all’interno
di una “fazione” e inizi a dare sfogo a emozioni represse e non regolate dalla parte adulta di sé. Fuori da ogni giudizio, viene da prestare voce a una serie di domande: che fine ha fatto la nostra libertà? Siamo realmente tutti vittime di una subdola profilazione tecnologico-mediale che manovra i nostri desideri, pilota irrimediabilmente i nostri pensieri e logora il nostro mondo affettivo? Le prove che ciò
sia già in atto, purtroppo, sono tante, visti i tentativi compiuti in Australia, e da qualche giorno anche in Francia, di vietare l’uso dei social prima dei 16 anni. Dunque, come possiamo muoverci in un contesto così complesso e frammentato? Che spazio va concesso alla nostra riflessività, ai valori conseguenti, all’afflato spirituale e alla fede? Le risposte non sono facili da individuare, tanto meno possono essere obnubilate dalla fretta a motivo delle urgenze che emergono nel quotidiano. Quando tutto si fa veloce, dice Giorgio Nardone, allora è il caso di scalare le marce e di rallentare. A mente lucida, modulando un respiro che calma il fuoco emotivo, possiamo darci il permesso
di osservare ciò che ci circonda e di riscoprire quanto la lettura sia il fenomeno spazio-temporale maggiormente in grado di riattivare la nostra consapevolezza. Il numero di PagineAperte che state sfogliando è ricco di spunti che aiuteranno a trasformarvi. Potrete attingere a testi di spiritualità coraggiosi e profetici (come, per esempio, quelli di Tonino Bello, Enzo Bianchi, Anna Maria Cànopi, Antonella Lumini
e Marco Guzzi); ritornare alle fonti della fede cristiana con le pagine scelte dei Padri Apostolici, con la rilettura che Andrea Cavallini dedica alla preghiera del Padre Nostro e con l’attualizzazione filosofica che Silvano Petrosino aggancia al sacrificio di Isacco; ma anche approfondire la prima enciclica di papa Leone con l’aiuto di Doriano Vincenzo De Luca, che entra nelle principali chiavi di lettura pastorale contenute in Magnifica humanitas, così come il tema dei traumi infantili dalla prospettiva dell’antropologo Gabriele Rosato. Non da ultimo, respirerete l’aria della testimonianza evangelica di don Roberto Malgesini (grazie al testo biografico curato da Eugenio Arcidiacono) e l’esperienza di una “scossa” opportuna quanto salutare sul mito della colpa, così ben scandagliato da Debora Rienzi. Ci aspetta un tuffo nella realtà, per capirla sempre meglio e nutrirla con ciò che conta realmente.
Buone letture!